martedì 9 marzo 2010

Pdl escluso. Berlusconi: "Sopruso violento, ora in piazza"


I motivi del no. La lista del Pdl era stata presentata grazie alle nuove norme introdotte dal decreto cosiddetto 'salvaliste'. L'ufficio elettorale, per undici ore, ha esaminato la documentazione, dopodiché, intorno alle 20, (e dopo diversi "falsi allarmi") ha convocato i delegati del Pdl e ha loro notificato la non ammissione della lista. I delegati del Popolo delle Libertà sono usciti con facce da funerale ma non hanno voluto dir nulla ai giornalisti che li hanno immediatamente assediati. Così, la notizia della non ammissione è arrivata qualche minuti dopo dalla sede del Comitato per la Polverini.


Le motivazioni sono analoghe a quelle espresse dal Tar ieri: la non applicabilità del decreto interpretativo alla materia elettorale regionale e la mancanza di prove a sostegno del fatto che i delegati a presentare la lista Pdl fossero effettivamente presenti nella sede del tribunale entro le 12 del 27 febbraio. Non solo la documentazione era incompleta e nella famosa scatola che doveva contenere liste e firme "è stato rinvenuto esclusivamente l'elenco dei sottoscrittori e i relativi certificati elettorali". Inoltre "i presupposti per l'ammissione della lista provinciale presentata ieri difettano" in quanto "stante la presenza dei delegati incaricati della presentazione nei locali del tribunale" lo scorso 27 febbraio, "la prescritta documentazione" era incompleta.

Le accuse di Berlusconi. Le elezioni del 28 e 29 marzo "ci vedono contrapposti a una sinistra che, invece di misurarsi democraticamente con il voto, scende in piazza seminando menzogne, invidia e odio", afferma Berlusconi nel videomessaggio ai Promotori della libertà. "Come sapete si è cercato di estrometterci dal voto per le regionali in Lombardia, nella città di Roma e nella sua provincia. Vogliono impedire a milioni di persone di votare per il Popolo della Libertà. E' un sopruso violento e inaccettabile, che in parte abbiamo respinto. A Milano, sia pure con un ritardo di una settimana, la nostra correttezza è stata pienamente riconosciuta. A Roma, invece, abbiamo subito una duplice ingiustizia", accusa. E ancora: "Ai nostri incaricati, che erano presenti in orario nell'ufficio preposto, prima è stato impedito di consegnare le liste del Popolo della Libertà da coloro che hanno il dovere di ritirarle. Poi il Tribunale Amministrativo ha completato l'opera, respingendo non solo il nostro ricorso, ma anche l'invito che il Presidente della Repubblica aveva lanciato con una propria lettera, affinché il diritto di voto, attivo e passivo fosse garantito nei confronti di tutti i contendenti, compresa la maggiore forza politica in Italia: il Popolo della Libertà. Così le elezioni del 28 e 29 marzo ci vedono contrapposti a una sinistra che, invece di misurarsi democraticamente con il voto, scende in piazza seminando menzogne, invidia e odio."

Pannella propone il rinvio. Intanto i leader dei principali partiti respingono la proposta lanciata stamane all'Assemblea dei Radicali da Marco Pannella: "Per sanare una situazione pregressa proponiamo il rinvio del voto di un mese perchè altrimenti la campagna elettorale non è legale".

Il primo deciso no è stato quello del segretario del Pd Pierluigi Bersani che partecipava alla convention radicale: "Io non sottovaluto i problemi giuridici ma andiamo al sodo: lasciamo stare i cavilli, andiamo a votare e andiamo a vincere - ha replicato - Sono convinto che abbiamo ottime ragioni. Non ci indeboliamo da soli. La palla della confusione e del pasticcio è tutta di là, lasciamogliela di là".

Altrettanto contrari si sono dichiarati gli esponenti del Pdl, a cominciare dallo stesso Berlusconi, che nel corso del vertice a Palazzo Grazioli avrebbe affermato che "l'ipotesi di rinviare le elezioni nelle 13 regioni chiamate al voto non c'è e non c'è mai stata".

Tuttavia il ministro per l'Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi, ha osservato che "Non esiste l'ipotesi di un rinvio del voto nelle tredici regioni, ma se il Consiglio di Stato riammette la lista del PdL nel Lazio è scontato che il voto nel Lazio sarà rinviato per dare alla lista riammessa i trenta giorni di campagna elettorale previsti della legge". Sarebbe dunque questa l'unica possibilità di un rinvio del voto.

Fonte: Repubblica.it
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Pdl, doppio ko nel Lazio: dopo il Tar la lista bocciata anche dall'Ufficio elettorale.


Un'altra bocciatura, l'ennesima, per la lista Pdl della provincia di Roma. Ieri il Tar ha respinto il ricorso del partito di Berlusconi, oggi l'Ufficio elettorale circoscrizionale, dopo una lunga riunione, ha deciso di respingere nuovamente la lista. E pensare che il decreto varato la settimana scorsa dal governo era stato pensato prorpio per permettere al Pdl di ripresentare la lista lunedì, cosa che è puntualmente avvenuta. Ma l'Ufficio ha deciso di respingere la domanda.

Il Pd aveva annunciato il ricorso al Tar nel caso in cui la lista fosse stata ammessa, contando sul fatto che i giudici amministrativi «non potranno smentire se stessi dopo qualche giorno». Tutto ora dipende perciò dall'orientamento che esprimerà il Consiglio di Stato, a cui il Pdl ricorrerà, come ampiamente annuciato, contro la decisione del Tar. Gli avvocati del Pd hanno consegnato all'ufficio elettorale circoscrizionale l'ordinanza del Tar del Lazio con cui è stata respinta ieri la richiesta di sospensiva avanzata dal Pdl in merito alla lista provinciale di Roma.

Quirinale: ricostruzioni fantasiose
«Si continuano a leggere su alcuni giornali e agenzie di stampa, con ripercussioni anche nel dibattito politico-istituzionale, ricostruzioni per tanti aspetti inconsistenti, se non fantasiose, dell'incontro svoltosi nella sera del 4 marzo al Quirinale». Lo si legge in una nota diffusa dal Quirinale dove viene precisato che «il Presidente della Repubblica, nella risposta a due cittadini pubblicata sabato scorso sul sito web del Quirinale, ha esposto i termini corretti degli eventi e delle relative problematiche, proprio per non alterare la serena e consapevole valutazione della intera vicenda».

Tar conferma riammissione Formigoni
Il Tar della Lombardia ha confermato oggi, decidendo nel merito, la riammissione della lista "Per la Lombardia" di Roberto Formigoni per le elezioni regionali. La Quarta sezione, presidente-relatore, dottor Adriano Leo - è scritto in un comunicato del Tar Lombardia - ha accolto i ricorsi e annullato gli atti impugnati, dichiarando "ammessa" la lista. «Non abbiamo fatto alcun discorso sul decreto del governo e la nostra decisione prescinde da quel decreto», ha spiegato il presidente della quarta sezione del Tar della Lombardia, Adriano Leo, alle parti dopo aver dichiarato la riammissione della lista di Roberto Formigoni alle elezioni regionali. «Ancora non ho nemmeno voluto leggere la copia del decreto», ha aggiunto Leo, spiegando alle parti che la decisione odierna del Tar della Lombardia prescinde dal decreto 'salva-listè del governo emanato nei giorni scorsi.

Vertice a palazzo Grazioli I coordinatori del Pdl Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini sono a palazzo Grazioli per un vertice con il premier Berlusconi sul nodo delle liste regionali del Lazio. Partecipano all'incontro Renata Polverini, candidata del centrodestra alla presidenza della regione Lazio, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e Vincenzo Piso, coordinatore regionale del Popolo della libertà.

Il premier avrebbe spronato i suoi a impegnarsi nella campagna elettorale a prescindere dal responso dei giudici. Il Cavaliere, spiegano alcune fonti, è però deciso a spiegare agli elettori la posizione del Popolo delle libertà. Il Cavaliere, raccontano, starebbe pensado a una grande manifestazione nazionale del Popolo della libertà. Location e data ancora non sono state
decise, ma la kermesse si potrebbe tenere il 20 marzo, probabilmente a Roma. L'obiettivo potrebbe essere quello di mettere sullo stesso palco tutti e 13 i candidati-governatore ma non ci sono conferme a riguardo. «Ora è il momento di concentrarci sulla campagna elettorale», ha detto Berlusconi, spronando i big del Pd ad andare avanti con forza lasciando da parte divisioni interne e polemiche. Secondo fonti Pdl, l'ipotesi di rinvio del voto sarebbe stata scartata. «Polverini correrà comunque», anche senza
lista Pdl nella provincia di Roma: questo il senso dell'incontro di oggi a palazzo Grazioli. «La possibilità di un rinvio del voto», spiega una fonte del Pdl, «non viene quasi considerata, più probabile invece che Polverini corra anche senza la lista Pdl», nell'eventualità che stasera il tribunale la bocci di nuovo.

Pannella: rinviare il voto di un mese La pensa diversamente Pannella, che ha proposto di rinviare le elezioni regionali a fine aprile «per poter consentire un minimo di campagna elettorale, spostando di trenta giorni la consultazione così da mettere a posto questo "casino" in cui si sono messi tutti quanti». Pannella ha parlato a margine dell'assemblea dei Radicali. «Chiediamo solo - ha detto Pannella - che siano regolarizzate e normalizzate le elezioni, che altrimenti successivamente verrebbero annullate con un grave scandalo dalla giustizia italiana o dalla giurisprudenza internazionale». Pannella, durante il suo intervento ha chiarito che la candidatura di Emma Bonino non sarà ritirata: «Dico no all'Aventino - ha detto - anche perchè non mi sembra che il ritiro sia tecnicamente possibile». «Con i bari non si gioca», e «non si può far finta che nulla sia accaduto»: ma allo stesso tempo «non si può gettare la spugna» e «salire sull'Aventino», aveva detto poco prima la Bonino, lasciando ogni decisione all'assemblea dei radicali che si concluderà nel pomeriggio. Alle 17 anche Bersani sarà all'assemblea dei radicali.

Bersani ai radicali: no, andiamo a vincere Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani dice «no» ad un'ipotesi di rinvio delle elezioni regionali nel Lazio. «Ho capito tutti gli scenari. Ma io sono per andare davanti agli elettori. Andiamo sicuri, andiamo a votare, andiamo col popolo, andiamo a vincere. La falla della confusione, del pasticcio è tutta di là», ha detto intervenendo all'assemblea nazionale dei Radicali al teatro dei Comici alla presenza della candidata del centrosinistra Emma Bonino. «È evidente che loro hanno imbrogliato. Il governo porta una responsabilità. Si sono fatti regole su misura, ma pare abbiano sbagliato pure la misura. Non sono stati capaci di farsi il vestito», ha aggiunto. «Il governo dei fatti è diventato il governo dei fatti suoi e i problemi della gente non emergono». «Berlusconi - ha affermato Bersani - non può più indicare il futuro ma questo non promette bene per il presente. È troppo forte per essere finito, ma è finito per essere forte». In questa fase, denuncia il leader democratico, c'è «il rischio di scosse al sistema democratico, già indebolito, e può portare discredito alla politica». Per Bersani negli ultimi tempi «si è molto accelerato l'impulso ad usare il consenso, finchè si ha, per cambiare le regole in corso d'opera».

Sul dl salva liste è durissimo l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che parla di «massacro delle istituzioni» e considera il decreto a rischio costituzionalità perché «interviene su una materia di competenza delle regioni» cosa che «la Costituzione vieta». Quanto al rinvio del voto, per l'ex presidente della Consulta Valerio Onida per il quale, se anche il Consiglio di Stato sospendesse la pronuncia del Tar comunque l'esito del voto sarebbe «sub judice» perché «il giudizio di merito sarà comunque dopo il voto».

Epifani sabato in piazza «Il decreto ci preoccupa e un decreto, in campagna elettorale, non si era mai visto». È il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, nel corso della conferenza stampa di presentazione dello sciopero generale del 12 marzo prossimo, a commentare il decreto interpretativo del governo sulle elezioni regionali. «Per questo parteciperò alla manifestazione di sabato perchè condivido gli obiettivi. C'è un filo rosso che lega il rispetto delle regole dei diritti dei lavoratori e quello delle regole della nostra democrazia». «La democrazia, infatti, si sostanzia anche nelle sue regole; vale per i diritti del lavoro, per un sindacato e vale anche per la
democrazia».

Bersani: il governo si dia una calmata Intanto il Pd invita il Governo a non aumentare il caos, «si calmassero un attimo perché temo che ogni passo ulteriori porti ancora più confusione». Il segretario del Pd invita quindi la maggioranza a «riposarsi un attimo» e a «non aggiungere altro caos, cerchiamo di occuparci per una volta dei problemi della gente». «Per l'amor di dio, sarebbe un altro pasticcio», dice Bersani a proposito dell'ipotesi di rinvio. «Stanno sommando turbamento a turbamento -afferma bersani-. sommano pasticci a pasticci. Chiedo al centrodestra di raffreddare la testa, di riposarsi un attimo e non avanzare ipotesi, come vedo fare ad alcuni ministri. raffreddino la testa, perchè c'è una scadenza elettorale con delle operazioni di validazione in corso».

«Non ci sono dubbi per nessuno che la manifestazione di sabato è sotto il segno della piena responsabilità del governo», aggiunge Bersani rispondendo ai giornalisti che gli chiedono se il leader Idv Antonio Di Pietro saprà evitare di trasformare la manifestazione di sabato in una protesta contro il Quirinale. «Le dichiarazioni di oggi sono molto positive», chiosa poi Bersani commentando le affermazioni in mattinata di Di Pietro. «Non mi aspetto che Berlusconi cambi opinione. A noi ci ha sempre e solo insultati, quindi per me pensare che cambi atteggiamento per cercare una soluzione è un periodo del terzo, anzi del quarto tipo», conclude il leader Pd.

Farefuturo parla di pasticci «Ma non chiamatela politica. Dategli almeno un altro nome, meglio se inventato: chiamatela "pasticcia" o magari "raffazzona", o anche "rabbercia". Insomma, dategli il nome che volete ma vi prego non chiamatela "politica"»: questo l'appello del direttore Filippo Rossi su Ffwebmagazine, il periodico online di FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini, a proposito del "caos liste". «Perchè - spiega - lo spettacolo di questi giorni, di queste ore, di faldoni, carte bollate, decreti, azzeccagarbugli, circolari, firme, controfirme, telefonate, liste vere, liste finte, urla, manifestazioni, dichiarazioni, accuse infondate e di scuse mai arrivate, responsabili irresponsabili, non può assomigliare nemmeno da lontano all'arte magnifica di governare la città. Quel che è successo - continua l'articolo - è segno evidente della debolezza di una politica che non ha più coscienza di sè, di una politica che non sa più chi è e, d'altra parte, non si pone nemmeno il problema di scoprirlo. Una politica che si muove come un naufrago in mezzo all'oceano, in preda ai venti e alle onde; che si muove nel deserto senza bussola e senza acqua. Senza meta e senza futuro». «Insomma - conclude l'articolo - chiamatela con un altro nome per cercare di salvare il salvabile, perchè quella che si arrabatta senza altri obiettivi se non la salvezza individuale non può chiamarsi davvero politica, azione intrinsecamente collettiva; e perchè altrimenti può cominciare a venire il dubbio che l'anti-politica sempre più diffusa nella società sia in realtà desiderio profondo di politica, quella vera. Quella che si può chiamare col suo nome, senza possibilità di sbagliare».

Fonte: Unita.it
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Fiducia su legittimo impedimento. La battaglia dell'opposizione


Il governo ha posto la questione di fiducia sul ddl sul legittimo impedimento all'esame dell' Aula del Senato. Lo ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito motivando la decisione con l'ostruzionismo del Pd e dell' Idv che hanno presentato circa 1700 emendamenti. Il disegno di legge sul legittimo impedimento permette al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di bloccare per 18 mesi i suoi processi. L'aula in mattinata aveva respinto le pregiudiziali di costituzionalità. Il ddl stabilisce che il premier può ottenere il rinvio dell'udienza dei processi in cui è imputato, perché «legittimamente impedito» dalle sue attività di governo a comparire in tribunale. Ogni rinvio può estendersi fino a sei mesi, per un totale di 18 mesi.

L'opposizione dà battaglia: «Non siamo affatto disponibili a trattare il legittimo impedimento come un affare ordinario a tempi contingentati e con il contingentamento del dissenso. Non abbiamo intenzione di transigere rispetto a questo». Lo afferma la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, al termine di una assemblea del gruppo convocata per chiarire la linea sul ddl che prevede lo 'scudo processualè per il premier e i ministri. La Finocchiaro ha ribadito che «il gruppo è assolutamente compatto nel ritenere gravissima e inaccettabile la situazione complessiva» nella quale si inserisce il provvedimento sul legittimo impedimento. Durante l'incontro si è discusso di tutti i modi previsti, sempre nell'alveo del regolamento, per esprimere il dissenso. A quanto si è appreso tra le ipotesi ventilate c'è anche quella di una occupazione dell'aula che dovrà comunque essere valutata in ultima analisi e qualora il governo ponga la fiducia sul ddl.

Fonte. Unita.it
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Il PDL e la sua solita prepotenza: presi tutti gli spazi (abusivi) per i manifesti


Di Nicola Sorrentino
Napoli. Se da una parte impazzano su tutti i giornali i resoconti della notte galoetta fra Napolitano e Berlusconi, delle minacce prima dei suoi candidati e poi dello stesso premier che avrebbe così ottenuto la firma, poi ridicolizzata dal Tar, a Napoli e in tutta la Campania quello stesso atteggiamento che è figlio di un regime e di un totale non rispetto per le norme civili va a interessare la propaganda elettorale. I protagonisti sono i manifesti abusivi dei rappresentanti del centro destra. La città di Napoli è letteralmente invasa da manifesti elettorali abusivi, che oramai interessano muri, strade, cartelli stradali, monumenti e gallerie, a danno di quelli stracciati che vengono buttati a terra, continuando comunque a fare una campagna elettorale "dal basso".

E' stato il PD a farsi sentire in merito alla vicenda, perchè se si prova a fare un giro per la città è possibile ammirare lo splendido sorriso di Mara Carfagna, che ha ottenuto praticamente la possibilità di essere su tutta la riviera di Chiaia. Ma l'8 Marzo verrà ricordato per la lotta fra le donne, quella fra Mussolini e Carfagna, che a lotte di manifesti abusivi si ritagliano spazi nei posti più impensabili e ben in vista. Il paradosso vuole che questi stessi manifesti, posti illegalmente, vanno a coprire ulteriori manifesti, sempre illegali per carità, di un'altra signora del PDL, l'imprenditrice Bianca D'Angelo. L'arroganza dei signorotti di destra in Campania sembra non avere fine, in barba ai divieti e ai regolamenti che vieterebbero questo atteggiamento. Ma il PDL ci ha abituati a ben altro nei giorni passati, figuriamoci a chi vuoi che importi l'imbrattamento di un muro. Aleggia confusione e nient'altro fra i cittadini, che vedendo l'enorme mola di carta rappresentante, non permette un confronto paritario fra i candidati (uno degli scopi nascosti). Senza contare l'enorme quantità di sporcizia che viene a crearsi quando i nuovi manifesti vanno a sostituire quelli vecchi.

E se da una parte Caldoro aveva promesso una campagna elettorale nel nome della sobrietà, i suoi elettori non lo ascoltano affatto e imbrattano tutta la città, richiamando anche l'intervento di Domenico Tuccillo, vicesegretario del Pd in Campania che si affiderà all'aiuto del prefetto e alle questure di competenza. Fa anche abbastanza discutere questo enorme spreco di soldi che sarebbe inevitabilmente collegato alla quantità industriale di manifesti presenti in ogni angolo di Napoli, che più che fare propaganda elettorale, vanno a screditarla. La cosa positiva che sembra essere anche l'unica soluzione l'ha proposta l'assessore Guida, che è intenzionato a reinvestire parte dei soldi provenienti dalle multe, per cercare di salvare monumenti e palazzi deturpati dal deterioramento che i manifesti nel tempo potrebbero provocare. In attesa che qualcuno si ricordi le buone maniere


Fonte:
La Repubblica Edizione Napoli 9 Marzo 2010
Leggi le Altre Notizie di N. Sorrentino


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Marco Travaglio - Violare oh oh! [FQ del 09.03.2010]


Ai sensi del Dl (anzi Pdl) Napolitano-Berlusconi sulle norme che legalizzano le liste illegali del centrodestra (le altre restano escluse), siamo in grado di anticipare i nuovi “decretiinterpretativi ” di prossima approvazione.
Decreto salva-tasse. Chi arriva in ritardo per la dichiarazione dei redditi può evitare di pagare la sovrattassa prevista in questi casi esibendo una tessera del Pdl, essendo “insostenibile – informa una nota congiunta di Palazzo Chigi e del Quirinale – l’esclusione degli iscritti al maggior partito politico di gover no”. La stessa procedura sanerà le eventuali dichiarazioni fraudolente, purché il contribuente infedele sia munito di tessera del maggior partito politico di governo, essendo insostenibile che i membri di quest’ultimo possano essere evasori fiscali.

Decreto salva-voli. Chi perde l’aereo o il treno causa ritardo, potrà ottenere il rientro immediato dell’aereo già decollato o del treno già ripartito affermando di essere giunto in orario in aeroporto o in stazione, ma di essere stato impedito nei movimenti da un panino comunista o da una pattuglia di radicali.

Decreto salva-soste. Chi posteggia l’automobile in divieto di sosta e viene multato dal vigile urbano, può evitare di pagare la contravvenzione dichiarando di essersi assentato per espletare fisiologiche funzioni idrauliche senza mai allontanarsi dalla vettura oltre un raggio di 150 chilometri, a patto – si capisce – ch e dichiari di votare per il maggior partito politico di governo.

Decreto salva-pirati. Su strade e autostrade la precedenza non sarà più di chi proviene da destra, ma del titolare dell’auto più voluminosa. A parità di cilindrata, la nuova norma interpretativa del codice della strada prevede la prevalenza degli iscritti e/o elettori del maggior partito politico di governo purché ne esibiscano il logo sul parabrezza accompagnato dal nuovo articolo 3 della Costituzione: “Io so’ io e voi non siete un cazzo”.

Decreto salva-offside. Il calciatore che segna gol in fuorigioco in partite decisive per la qualificazione alla Champions League otterrà la convalida del gol dichiarando all’arbitro di essersi attardato dietro le linee avversarie per farsi una birretta a fondo campo. La regola vale solo per i calciatori del Milan, essendo insostenibile l’esclusione dalle competizioni internazionali della squadra del leader del maggiore partito politico di governo.

Decreto salva-film. Chi giunge in ritardo al cinema potrà ottenere il riavvolgimento della pellicola fin dai titoli di testa dichiarando di trovarsi da mezz’ora nelle vicinanze, ma di aver perso tempo a cercare parcheggio, causa automobilisti comunisti.

Decreto salva-compiti. Lo studente somaro che sbaglia un intero compito di matematica potrà, in via interpretativa, ottenere il massimo dei voti purché i suoi errori di calcolo non si discostino di oltre 100 unità dal risultato esatto.

Decreto salva-rapine. Il rapinatore colto in flagrante dalla polizia mentre, con calzamaglia e mascherina nere, si allontana dalla banca con un sacco pieno di banconote potrà evitare l’arresto e intavolare con gli agenti un dibattito dal titolo “Rapine, che fare?” sull’interpretazione autentica da attribuire al suo gesto: a) simpatica mascherata in occasione del Carnevale; b) prelievo un po’ frettoloso; c) estremo atto di legittima difesa contro gli alti costi bancari; d) altra scusa a piacere.

Decreto salva-corna. In caso di mariti sorpresi dalle mogli a letto con procaci signorine, sarà fatto obbligo alle consorti di credere in via interpretativa alla frase di rito “Cara, non è come tu pensi”, a condizione che le ragazze in questione si dichiarino massaggiatrici professioniste del Salaria Sport Village o attiviste dell’associazione “Silvio ci manchi”, oppure comunichino che le manda la Protezione civile. Post scriptum. Il Pd dichiara preventivamente che, se e quando il capo dello Stato firmerà anche questi decreti, non sarà comunque colpa sua, ma del fato.

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 09 marzo 2010
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E Grillo esalta Di Pietro: farà scappare piduisti e mafiosi


E così, nell’ora più incandescente dello scontro politico, a stemperare gli animi viene il nuovo libro di Antonio Di Pietro. Titolo: «Ad ogni costo». La prefazione è di Beppe Grillo. Nel suo testo, Beppe Grillo si esprime così sul leader dell’Italia dei valori: «Senza la sua voce il Parlamento dell’inciucio Pdl-Pdmenoelle potrebbe essere tranquillamente chiuso. I suoi nemici, e sono tanti, non si rassegnano, ma non hanno ancora capito che più lo attaccano, più si rafforza. Le pale degli elicotteri prima o poi cominceranno a girare e da lassù, sulle nuvole, i piduisti e i mafiosi in fuga che occupano le istituzioni vedranno Di Pietro che li saluterà insieme agli italiani. Saranno fortunati se non imbraccerà un fucile».

Il libro—che Ponte alle Grazie pubblica venerdì — è una rielaborazione degli interventi di Di Pietro sul proprio blog, con le reazioni che hanno provocato. Il tema ricorrente è l’uno contro tutti, sin dai titoli dei capitoli: «Intercettazioni, unica via lo scontro»; «L’amnistia fiscale bipartisan »; «Privatizzano l’acqua»; «Tutti contro la mozione di sfiducia», presentata da Di Pietro contro il governo e non appoggiata dal Pd; «Il declino di un partito popolare », appunto il Partito democratico. Il capitolo sull’aggressione di piazza Duomo si intitola «Chi semina vento raccoglie Tartaglia». Poi vengono quelli sullo stato del Paese: «La morte della Radio televisione italiana»; «Assalto alla rete»; «Non c’è futuro nel nucleare»; da qui l’«Appello alla comunità internazionale» e, in ultima istanza, la «Lettera a Gesù bambino».

Inedita è l’introduzione, firmata dallo stesso Di Pietro, in cui si racconta il 2009 come il peggiore anno della Repubblica: «Con l’ultimo governo Berlusconi, il progetto piduista "Rinascita democratica" di Licio Gelli è stato sdoganato. Gli italiani vengono disinformati in modo scientifico dalla televisione e dai giornali. Il sistema è in larga parte corrotto da una rete affaristica, privata e pubblica, che dispone a suo piacimento dei mezzi di comunicazione di massa con cui illude e blandisce la popolazione, e soprattutto denigra, irride, ricatta, umilia gli avversari politici». Colpa della «potenza piduista del modello Berlusconi», dei «soliti sapientoni terzisti che usano la penna per criticare tutti, dando un colpo al cerchio e uno alla botte per far vedere che sanno tutto loro», ma anche colpa del Pd, della «fiacca, inefficace, pilatesca e a volte connivente inazione del centrosinistra che si è mostrato troppo spesso debole, incapace e allo sbando ». Il Partito democratico è, accanto a Berlusconi, l’obiettivo polemico del libro: «Oltre al conflitto di interessi, pesa sui governi di centrosinistra l’enorme regalia delle concessioni radiotelevisive pubbliche per le reti Mediaset, pagate con un misero uno per cento del fatturato Rti, società della galassia imprenditoriale Fininvest. Un benefit di Stato». Se però «il cerchio del golpe bianco non si è ancora chiuso, ciò è dovuto soprattutto alla presenza in Parlamento e nel Paese di un partito, l’Italia dei valori». E ancora: «Abbiamo lottato contro tutti, o "quasi". "Quasi" perché al fianco ho avuto la rete, l’unico strumento in Italia con cui sia ancora possibile sviluppare un’informazione libera, e raccontare un paese diverso e reale. "Quasi" perché conduttori come Santoro e la Gabanelli e giornalisti come Travaglio, Gomez, Barbacetto e altri ancora hanno difeso i propri spazi di libertà all’interno dell’informazione pubblica».

Sulla stessa linea si muove nella prefazione Beppe Grillo: «Antonio Di Pietro è la kriptonite della politica italiana. Così come i frammenti del pianeta Kripton provocano gli effetti più strani su Superman, Di Pietro li produce sui reduci della prima Repubblica, sugli orfani di Craxi e sui loro servi, sui ladroni di Stato riverginati dai media». Qui Grillo cita in particolare Cicchitto, Ghedini, Bonaiuti, Capezzone. «Kriptonite induce nei seguaci del Partito dell’Amore attacchi di idrofobia, li trasfigura in facce ghignanti. Li trasforma in zombie preda di attacchi epilettici. È come l’aglio per i vampiri, l’acqua santa per i demoni, le aule di tribunale per Berlusconi, un test d’intelligenza per Gasparri». Non a caso «i giornali dell’erede di Bottino Craxi dedicano a Di Pietro una cinquantina di copertine all’anno. Per Feltri, Giordano e Belpietro fa più notizia Di Pietro, tirato in ballo con le accuse più svariate e sempre infondate, del terremoto di Haiti, degli israeliani a Gaza o della strage di Viareggio».

Scrive Grillo che «Di Pietro ha fatto Mani Pulite, ma non è riuscito a fare piazza pulita. È figlio di un contadino molisano, ha fatto l’emigrato in Germania in una falegnameria, si è laureato mentre lavorava. È stato nella polizia e poi nella magistratura. Non l’hanno fermato decine di processi inventati da cui è sempre uscito senza condanna. È come si direbbe, un capatosta. I suoi avversari non riescono a trovare un antidoto a Kriptonite e diventano sempre più verdi di bile. Non capiscono. Hanno digerito Bossi, Fini, il Corriere della Sera. Trasformato l’opposizione in uno zerbino. D’Alema nell’alleato più fedele. La Confindustria in una troupe di concessionari che vive dell’elemosina di Stato. Ma Di Pietro — conclude Grillo nel passo in cui evoca il fucile—è sempre lì. Non lo hanno comprato, non si è fatto intimidire, non hanno trovato dossier e non sono neppure riusciti a fabbricarne. Va contro tutti, perché si è schierato dalla parte dell’onestà».

Fonte: Corriere.it
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"I soldi del G8 per arredarsi la casa" Ecco perché la "cricca" resta in carcere


ROMA - Per Diego Anemone, Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola si fa dunque notte fonda. Il gip di Perugia respinge la richiesta di scarcerazione che le difese (ad eccezione di quella di De Santis) avevano depositato all'indomani degli interrogatori di garanzia del 3 marzo. E nel farlo accoglie gli argomenti con cui la Procura documenta oggi un quadro indiziario che, se possibile, si fa ancora più denso. Che riduce gli argomenti difensivi sin qui proposti dal nocciolo duro della "cricca" ora a circostanze "irrilevanti", ora a sintomi di una "menzogna" dalle gambe corte.

"Quanto detto dagli indagati nel corso degli interrogatori di garanzia del 3 marzo - si legge infatti nelle tredici cartelle del "parere negativo alla scarcerazione" redatto dai pubblici ministeri - non scalfisce il costrutto probatorio raccolto sulla base delle lunghe investigazioni, per altro confermate dalle prime acquisizioni investigative operate dopo le misure cautelari". Di più: "Non presenta significativo pregio e non sposta, in punto di sussistenza di gravi indizi, la valutazione degli elementi a carico degli indagati". Pubblici funzionari e imprenditori privati erano "la stessa cosa" da liberi - argomentano i pubblici ministeri - e restano "la stessa cosa" da detenuti. Dunque, "non si può presumere che la profonda e articolata rete di interessi che legano Balducci, De Santis e Della Giovampaola con l'imprenditore Diego Anemone, possa essere interrotta da un momento all'altro".

Del resto, la censura radicale che la pubblica accusa (e a questo punto anche il gip) muove alle dichiarazioni messe a verbale il 3 marzo scorso da Anemone, Balducci e Della Giovampaola entra nel merito. E, in almeno un caso (per altro inedito, come vedremo), svela le difficoltà oggettive di indagati che non riescono a dare una spiegazione alternativa e plausibile a ciò che gli viene contestato. Parliamo di Angelo Balducci. Il 3 marzo, l'ex potentissimo Presidente del Consiglio Nazionale dei lavori pubblici, come già aveva fatto nel primo interrogatorio di garanzia sostenuto con il gip di Firenze, prova a raccontare e a raccontarsi come un generale senza spada. É vero - ammette - "ero in posizione apicale", ma "la mia funzione di capo del Dipartimento di via della Ferratella non mi avrebbe consentito di poter direttamente influire in alcun modo sulle aggiudicazioni degli appalti". "Troppi i soggetti coinvolti, dalle commissioni tecniche, a quelle di collaudo, alla gestione dei pagamenti". Balducci dice anche dell'altro: "I domestici nella casa di Montepulciano lavoravano in cambio di vitto e alloggio". E "a quanto ne so, della Bmw di mio figlio Filippo doveva essere cambiata l'assicurazione". "Quanto poi all'acquisto di stoffe pregiate da parte di mia moglie, è vero che venivano fatturate ad Anemone, ma solo per ragioni di convenienza per entrambi. Perché io, poi, quel denaro l'ho restituito".

Ebbene, di questi argomenti la Procura fa polpette. "Anche a voler ammettere che l'inquinamento del procedimento di aggiudicazione degli appalti necessiti un consenso troppo vasto e non solo da parte del vertice (ma la realtà e la storia ci insegnano il contrario) - scrivono i pm - è evidente che ciò che si era creato nell'ambiente della gestione degli appalti per i "Grandi Eventi" era una totale e completa mercificazione di tutto il sistema a favore di interessi privati". "Tutti i centri decisionali e di spesa erano conniventi". Al punto che "la corruzione promossa dagli imprenditori "graditi"" si era mangiata anche i singoli dipendenti del Dipartimento della Ferratella. "Dal pagamento del rinfresco di matrimonio dell'impiegata, al procacciamento dei finanziamenti in banca a chi era incaricato di gestire i mandati di pagamento, alla generica consegna di buste dal contenuto vago, ai regali di Natale di elevato valore per i vari funzionari". Insomma, corruttori e corrotti erano diventati "la stessa cosa". "La vicinanza tra gestori del denaro pubblico e imprenditori interessati alla sua spartizione non era occasionale. Ma era diventata comunanza di interessi fino al completo asservimento dei poteri pubblici ad esclusivo vantaggio dei privati".

Rilevano dunque, come sintomatici, anche i "domestici di Montepulciano", "la Bmw di Filippo" e le "stoffe pregiate". Sulle prime due circostanze - chiosano i pm - fanno fede decine di intercettazioni telefoniche che smentiscono le affermazioni che Balducci mette a verbale nel suo interrogatorio. Sulle "stoffe pregiate", è illuminante quanto scopre il Ros dei carabinieri proprio il 3 marzo scorso, mentre è in corso l'interrogatorio di Balducci in carcere. Quei tessuti di pregio, infatti, non solo vennero scelti dalla moglie dell'ex capo Dipartimento della Ferratella, ma pagati e fatturati da Anemone. Quel che è peggio, "i documenti fiscali del negozio in cui vennero acquistati documentano che le fatture vennero emesse a favore della società consortile "la Maddalena", costituitasi per la realizzazione dell'appalto del palazzo per la conferenza del G8". Insomma, nei mattoni del G8 della Maddalena sono state caricate anche le tende e i tessuti di casa Balducci. "Tanto valga - scrivono i pm - per comprendere la "gestione privata" dei costi per la realizzazione delle opere e per valutare l'attendibilità della versione difensiva".

Il discorso fatto per Balducci non cambia di segno - aggiungono i pm - per Della Giovampaola e Anemone. Il primo "mente" quando nega di essere un funzionario pubblico e di non avere poteri di spesa ("Si pensi alle consulenze affidate a Stefano Toro, figlio del magistrato Achille, e alla "Rogedil" dell'avvocato Azzopardi, che delle soffiate di Toro era il collettore). E "mente" ancora quando minimizza i suoi rapporti con Anemone, visto che è proprio il costruttore a offrirgli, oltre a una notte in compagnia al "Gritti" di Venezia ("l'indagato la nega in modo grottesco"), "una serie di voli privati (come anche a De Santis e Balducci) attraverso la società "Medea"". Anemone, invece, di bugia, preferisce dirne una sola. Generica e complessiva. Interrogato, concludono i pm, "si limita a dichiarare la sua estraneità ai fatti, senza fornire alcuna giustificazione nel merito".

Fonte: Repubblica.it
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lunedì 8 marzo 2010

A. Tabucchi: "Napolitano garante di Berlusconi non della Costituzione"


E’ un’altra legge vergogna, un’altra delle leggi obbrobriose che Berlusconi si è fatto fare da quando col becco strappa pezzi di carne, ha il corpo martoriato ormai della Costituzione italiana e Napolitano la firma, questa volta notte tempo, osservo, mi viene in mente la ronda di notte, sembra una catena di montaggio, o meglio di smontaggio della costituzione.

Berlusconi ha i suoi azzeccagarbugli che fa diventare onorevoli, quelli poi gli fanno le leggi, li piazzano sul tavolo del Presidente, all’occorrenza gli bussano all’uscio di casa e lo fanno alzare dal letto e lo fanno firmare senza neanche accendere i lampadari, con la torcia elettrica, io devo dire che in questo momento storico che l’Italia sta vivendo, per me Napolitano non è garante della mia Costituzione, mi pare che si sia fatto garante di Berlusconi o degli interessi di un partito politico italiano.

Dunque siccome il referente principale riposa in Tunisia dove è deceduto fuggiasco dalle leggi italiane e Berlusconi ha una grande nostalgia di Craxi, vedrei molto bene Berlusconi in Tunisia, ma se Napolitano non capisce che deve prima di tutto difendere la Costituzione con le sue forme e le sue costanze, allora nessuno lo obbliga a stare al Quirinale, non è un obbligo, è un dovere e questo dovere richiede molta attenzione, perché ormai in Italia la Costituzione è stata praticamente divorata, dopo di questo cosa ci sarà? Cosa lasciano Napolitano, Berlusconi, gli ultimi governi alle generazioni future? Ce lo diranno i giovani.

Mi chiedo una cosa di fondo: cos’è che induce persone di età molto avanzata a accettare di diventare Presidenti della Repubblica italiana? Ciampi più eletto nel 1999, era alla soglia degli 80 e se non erro anche ve lo ricorderete tutti, Fini lo propose addirittura per un secondo mandato. Napolitano è stato eletto nel 2006, dunque a 81 anni, oggi ne ha 85, come è che una persona a questa età accetta di diventare Capo dello Stato e si noti, non di un paese normale, un paese tranquillo, con gli ordinari problemi di tutti i paesi, ma un paese come il nostro, dove vige da anni il sistema anomalo di un imprenditore che ha il conflitto di interessi grosso come una montagna e i cui amici sono persone come Previti, Dell’utri, Schifani e poi è un paese che significa mafia, camorra, corruzione, P2, servizi segreti deviati. Un paese con un recente passato di bombe, di stragi e di Brigate Rosse, non è un paesino in cui si fa una vacanza quando si diventa Presidenti della Repubblica.

Tra l’altro devo dire in questo recente passato così oscuro, sono cose sulle quali Napolitano non ci ha mai detto niente pur essendo stato Ministro degli Interni e mi chiedo se quando era Ministro degli Interni non ha mai avuto accesso agli armadi, oppure lo fa per il nostro bene, per non turbare le nostre coscienze altrimenti ci prenderebbe un colpo a sapere tutto quello che i governi italiani hanno combinato da Piazza Fontana in poi!

Leggendo i giornali stamattina da qualche commentatore, da qualche grillo parlante, è già stato detto che Napolitano non poteva non firmare, poteva e come, bastava non volesse, almeno che non avesse una pistola alla tempia! Le leggi razziali nel 1938 non le firmò Mussolini, le fece firmare Vittorio Emanuele Terzo e lui le firmò, *** Bulgaria non le firmò e questo fa la differenza, perché alla storia le nostre leggi razziali le ha affidate alla mano di Vittorio Emanuele III.

Tornando a questa legge, questa è una legge illegale perché vanifica la legge del 1988 che vieta Decreti in materia elettorale e si beffa anche dell’Art. 72 della Costituzione. Come tutte le leggi di natura totalitaria, le leggi legali ha valore retroattivo e dunque condona, ma si proietta anche nel futuro, nel senso che qualsiasi irregolarità di procedura elettorale, d’ora in poi sarà tollerata a discrezione di Berlusconi o della P2 o di non so chi, mi chiedo perché Napolitano non ha fatto per esempio un comunicato agli italiani, poteva esigere la televisione pubblica e spiegare cosa stava succedendo, che era stato messo con le spalle al muro, in un vicolo cieco e che doveva scegliere tra coloro che non avrebbero potuto votare le loro liste elettorali o firmare una legge illegale e dire anche: guardate che non sarò io a rimediare agli errori e ai pasticci procedurali dei volti stessi rappresentanti, prendetevela con loro.

Il Presidente Scalfaro a suo tempo si rivolse alla televisione, lo fece un comunicato in televisione, non si fanno soltanto i comunicati a fine anno per fare gli auguri agli italiani, ma oggi devo constatare che la televisione di Stato è oscurata da Berlusconi e forse Napolitano non ha osato far accendere di nuovo i riflettori.Mi chiedo che Presidente sia, non so se l’Avvocato Ghedini che tutti i giorni è in televisione, avesse per Napolitano un avversario intellettuale gli direbbe: ma va là!

L’Italia è un paese in cui tutto si svolge al buio, poi cosa è successo al buio? Lo spiegano gli opinionisti, gli esegeti della stampa di Bisanzio, personalmente ritengo responsabile in prima persona Giorgio Napolitano perché in Italia non c’è mai un responsabile, il vizio di fondo che ha condotto l’Italia in questo stato di necrosi è che non c’è mai un responsabile. Non so se vi ricordate quando Ciampi firmò il lodo Schifani senza battere ciglio, gli opinionisti, gli esegeti discussero per giorni su mille cavilli di una legge che era evidente, buttava a gambe all’aria un articolo della Costituzione, secondo cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, lo avrebbe capito anche un bambino, non c’è bisogno degli opinionisti, è un fatto e infatti la Corte Costituzionale, il lodo Schifani lo bocciò dopo 6 mesi, ma intanto per tutto quel tempo Berlusconi fece tutto ciò che voleva e fece saltare anche un suo processo.

Ora come se niente fosse in questa legislatura, nella legislatura presente, Berlusconi ricaccia sulla scrivania di Napolitano lo stesso lodo che Schifani aveva concepito con tanto amore a Corleone e lo ribattezza Lodo Alfano e Napolitano lo firma senza battere ciglio, non è che abbia evocato la giurisprudenza, faccio notare che perfino il più scalcagnato Avvocato di Provincia in un conflitto giuridico, invoca la corrispondenza, le sentenze precedenti, qui c’era la giurisprudenza dell’alta corte che aveva dichiarato il lodo Schifani anticostituzionale e il lodo Alfani era evidentemente una minestra riscaldata, ma ce lo ricordiamo quanti opinionisti ci hanno richiamato sopra? Stavano lì a dire: forse è un po’ meno costituzionale, è un po’ meno anticostituzionale, vediamo di quanti grammi è meno anticostituzionale, opinavano costoro, il tutto, mi pare, a difesa non tanto del firmatario della legge, Alfano, ma del controfirmatario, del Presidente della Repubblica tanto per facilitargli la strada e noto che in Italia il Presidente della Repubblica è al riparo dalle critiche, è stranissimo anche questo, perché nelle vere democrazie, negli Stati Uniti l’operato del Presidente della Repubblica è sottoposto alle giuste critiche dell’opinione pubblica, ma in Italia non si può!

Sembra lesa maestà, così come ci sono i club di Forza Italia, ci sono i club che si *** criticare Napolitano ti fulmina, guai! Era già successo con Ciampi peraltro, a quel tempo il club agiva come una sartoria, si preoccupava della giacca, mi ricordo che la parola d’ordine era: non tirate per la giacca Ciampi, attenzione alla giacca di Ciampi!

Ma che fine fanno le giacche dei Presidenti della Repubblica quando hanno finito il loro settennato? Vengono appese a un chiodo, quello che è stato è stato! Secondo me se fosso dire così, Napolitano questa volta ha in maniera flagrante rotto i patti con gli italiani, perché oltre all’approvazione del lodo Alfano, aveva già rotto i patti con quella lettera, secondo me, deplorevole ai familiari di Craxi nella quale definisce Craxi un perseguitato, è un uomo che è stato condannato in sede definitiva da un Tribunale italiano e che peraltro si è rifugiato in un paese dittatoriale come la Tunisia!

Poi non soltanto, in quella lettera definisce grande la politica estera di Craxi, quel signore che dette miliardi di lire al suo amico *** uno dei più feroci dittatori africani del 900 e che approvò, dichiarò legittimi in qualche modo i metodi terroristici dell’*** quando i dirigenti palestinesi per disperazione, ma questa è un’altra cosa, scelsero la via del terrorismo, secondo Napolitano hanno fatto una grande politica estera.

Oggi con questa legge, quando ci dice che tra le regole della legge è dovere impedire molti cittadini di votare una lista, lui sceglie di rompere le regole, perché sono una formula, rispondo che tutte le leggi che noi abbiamo sono una forma, anche la Costituzione ha una forma perché è fatta di regole e se si rompono le regole della Costituzione, si rompe la Costituzione! Napolitano come politico ha un suo percorso, come tutti i politici, per esempio fu vicino al craxismo, poi la sua corrente *** con il craxismo ebbe più di un flirt glielo ha ricordato, è un uomo elegante come Gianni De Michelis che tra l’altro è stato condannato da un Tribunale italiano per corruzione, ma Berlusconi del fantasma di Craxi è la continuazione vivente e operante, con questo voglio dire che quando uno diventa Presidente della Repubblica fa un fatto implicito con gli italiani e tale patto prevede che egli diventi un’altra persona rispetto al suo passato e ciò che è stato per tutta la vita e cioè uno dice: io nel 1956 avevo un’ideologia stalinista, però oggi no, credo nella democrazia liberale e non approverei più l’invasione di un paese da parte dei carri armati e dunque posso essere capo dello Stato italiano, oppure come politico posso essere stato vicino all’ideologia del craxismo, ma ora sono il Presidente della Repubblica Italiana.

Il giorno in cui Napolitano manifesta nostalgia di Craxi in qualche modo, allora viene proprio il desiderio legittimo e democratico di invitarlo a abbandonare il Quirinale e di andare a Amamet per stare al Quirinale si devono affrontare grossi problemi, si deve pagare un biglietto, non è una vacanza il Quirinale e questo biglietto è più caro di un biglietto aereo per Amamet!

Fonte. Micromega
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Forte dolore al braccio operato. Di Pietro cade a terra dal male


AREZZO - Paura per Antonio Di Pietro: poco prima di intervenire a una manifestazione alla Borsa Merci di Arezzo, il leader dell'Idv si è accasciato a terra per alcuni secondi a causa di un forte dolore a un braccio. Nei giorni scorsi, come ha spiegato lui stesso, si era sottoposto a un intervento chirurgico a un tendine del braccio destro: da allora spesso si muove con una fascia che gli sostiene il braccio. Ad Arezzo aveva tolto la fascia, per non impedire ai suoi sostenitori di abbracciarlo.

STRETTA DI MANO - Per strada, salutato da una signora, Di Pietro ha avvertito un forte dolore, poi passato grazie a un analgesico. Pochi minuti dopo, prima di salire sul palco, è stato salutato con una forte stretta di mano da un attivista: a quel punto è caduto a terra per il dolore. Immediatamente soccorso dai suoi collaboratori, per alcuni minuti si è fermato dolorante in un angolo della sala. Poi è arrivata la fascia di sostegno per il braccio. Salutato dall'applauso dei presenti, ha pronunciato l'intervento che aveva in programma.

Fonte. Corriere.it
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Salvaliste. Parla Scalfaro: "Avrei rinviato il voto"

Presidente Scalfaro, il capogruppo del Pdl alla Camera, Cicchitto, elogia come super partes il capo dello Stato per la firma del decreto salvaliste, dicendo che lei e Ciampi eravate invece «schierati». Quindi dei nemici.

«Sono discorsi che non meritano neppure un commento».

Ma lei che cosa avrebbe fatto per risolvere il caos delle liste? Si sarebbe opposto alla sanatoria «interpretativa»?
«Rispondo girandole a mia volta una domanda: quanti sono gli elettori del Pdl in Lazio e Lombardia? Qualche milione, no? Ora mi spieghi che cosa sarebbe successo se si fosse votato senza la lista del partito di maggioranza. Sarebbe stato eletto un organismo che non avrebbe rappresentato la realtà e che, nonostante ciò, avrebbe dovuto amministrare le due regioni senza rispecchiare davvero la società. Esponendosi per cinque anni ad agitazioni, turbative, rifiuti d’obbedienza e quant’altro. Una follia».

Chi contesta il provvedimento adottato (e oltre al cosiddetto «popolo viola» c’è pure il responsabile per gli affari giuridici della Conferenza episcopale, il vescovo Mogavero), parla di «funerali del diritto».
«Qui bisogna intendersi e andare oltre le rigide norme e i regolamenti. Il cui esatto adempimento è, sì, importante, ma stavolta si scontrava con un tema fondamentale: assicurare la partecipazione al voto del numero più alto possibile di cittadini».

Come si poteva uscirne, senza lesionare questo schema binario?
«Ripeto: le norme sono certo intoccabili e richiedono un rispetto assoluto. Tuttavia la politica doveva trovare il modo di impedire che una gran massa di elettori restasse esclusa. In un regime democratico questa è la priorità assoluta, un elemento da tutelare».

Serviva insomma l’invocata «soluzione politica». Che però nessuno sembrava davvero concretamente perseguire.
«La collaborazione tra maggioranza e opposizione in un caso del genere sarebbe obbligatoria. Un accordo lo si doveva trovare a ogni costo. E forse sarebbe stato possibile costruire una sorta di "cerotto legislativo" se le forze di governo avessero riconosciuto di aver sbagliato, per grane e dissidi loro interni, piuttosto che parlare di formalismi inutili e attaccare tutti indistintamente. Dimostrando totale assenza di senso dello Stato».


Il clima in cui è nato il decreto—legge evocava minacce, più o meno velate, di ricorso alla piazza. Per qualcuno si sarebbe addirittura sfiorata la sommossa...
«È risibile l’argomento di chi sostiene che il presidente della Repubblica ha ratificato il provvedimento per impedire la violenza. Sarebbe la stessa ragione che ha sempre usato Vittorio Emanuele III davanti a Mussolini. Infatti, nessuna Costituzione conferisce ai capi dello Stato un’autorizzazione al cedimento».

Quel decreto, comunque, la soddisfa?
«Certamente no. Era forse preferibile il rinvio del voto di qualche settimana. Magari di un mese. Ciò che avrebbe richiesto l’intesa di cui parlavo prima, in assenza della quale è tutto il Paese a pagare le conseguenze in termini di nuove tensioni. Riconosco poi che qualsiasi soluzione legislativa sarebbe stata stiracchiata, faticosa, una distorsione e una forzatura».

Che cosa pensa delle minacce di impeachment rivolte da una parte dell’opposizione più radicale a Napolitano?
«Sfogare le proprie delusioni in questo modo è inutile. È sbagliato il bersaglio. Occorre fare cose che abbiano un significato. Ad esempio una manifestazione che richiami e riaffermi i princìpi fondamentali è sempre giusta, anche se non dà alcun apporto a una realtà non facilmente modificabile, ma della quale servirà tenere conto in futuro».

E l’atteggiamento di Silvio Berlusconi in tutta questa partita, come lo giudica?
«Trovo deprecabile che una persona giunta al vertice della responsabilità rivendichi di continuo un improprio diritto ad avere le mani libere, ponendosi sopra tutto e tutti, con la motivazione che lui sarebbe "nominato direttamente dal popolo". Una cosa che non sta scritta da nessuna parte nella nostra Costituzione».

Fonte: Corriere.it
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Berlusconi: «La sinistra si è ammanettata a Di Pietro»


MILANO - Archiviato il decreto salvaliste Berlusconi continua la campagna elettorale con i suoi tradizionali argomenti contro il centrosinistra. «La sinistra, che ormai si è ammanettata a Di Pietro - ha detto Berlusconi in messaggio video nell'ambito della manifestazione elettorale organizzata dal PdL a sostegno del candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Piemonte, Roberto Cota - è il partito dell'odio e dell'invidia sociale, vuole fare dell'Italia uno Stato di polizia dominato dall'oppressione tributaria e dall'oppressione giudiziaria. La nostra missione quindi, ancora una volta, è quella di opporci a questo disegno illiberale per difendere la democrazia e per difendere la libertà nell'interesse di tutti».

LA MANIFESTAZIONE - In una precedente messaggio lanciato durante il suo intervento telefonico alla manifestazione elettorale del Pdl a Napoli a sostegno di Stefano Caldoro, candidato alla guida della Regione Campania Berlusconi aveva detto: «Se tornasse al governo la sinistra - ha detto il premier ai suoi sostenitori - rimetterebbe l’Ici sulla prima casa, aumenterebbe dal 12,50% al 25% le tasse su Bot e Cct e introdurrebbe la patrimoniale sui piccoli immobili perché è in questo modo che vuole ridurre il deficit pubblico. La sinistra vuole limitare a 100 euro i pagamenti in contanti, obbligando a pagare il resto con assegni o carte di credito e questo - ha aggiunto - significherebbe precipitare in uno stato di polizia tributaria». Poi aggiungeva sulle intercettazioni: «Vogliono dare ai pubblici ministeri le intercettazioni su tutti e su qualunque cosa, in spregio a un diritto che per noi è fondamentale: la riservatezza e la privacy. E questo sarebbe uno stato di polizia». In merito, poi, agli extracomunitari, il presidente del Consiglio concludeva: «La sinistra vuole non frontiere aperte, ma frontiere spalancate perché possano arrivare quanti più immigrati possibile. La sinistra farebbe diventare l’immigrazione un’invasione, nella speranza di poter ribaltare la minaccia elettorale, consentendo agli immigrati di votare e facendo diventare gli italiani moderati, che siamo la maggioranza, la minoranza del Paese».

Fonte: Corriere.it
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Processo Mediaset: nessun teste in aula, udienze rinviate al 12 aprile


MILANO - Nessuno dei testimoni delle difese si è presentato in aula lunedì mattina al processo sui diritti tv di Mediaset, dove tra gli imputati c’è anche Silvio Berlusconi accusato di frode fiscale. I giudici hanno rinviato il processo al prossimo 12 aprile, ma l’avvocato Niccolò Ghedini ha fatto presente che quel giorno il premier sarà a Washington. «Non è detto che sicuramente ci vada», ha detto l'on. Ghedini. «Oggi per esempio doveva essere in Brasile e invece non è andato. Non siamo in grado di indicare un’altra data».

D'AVOSSA DI LAMENTA - Il presidente del collegio giudicante, Edoardo D’Avossa, si è lamentato: «Non è la collaborazione indicata dalla Corte costituzionale». Ghedini ha replicato: «Su 83 udienze abbiamo fatto valere il legittimo impedimento solo due volte». I giudici hanno comunque fissato l'udienza per il 12 aprile in quanto sono previsti altri testimoni e durante l'udienza saranno fatte le valutazioni del caso. Lo scorso 1° marzo lo stesso tribunale aveva decretato che per Berlusconi la riunione del Consiglio dei ministri non poteva essere considerata «legittimo impedimento».

Fonte: Corriere.it
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